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IL CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO NEL SUO TRECENTESIMO ANNO

quattro appuntamenti: 24 preludi e fughe, affiancati da musiche di
Schumann, Brahms e Beethoven

ideatore e interprete al pianoforte RICCARDO RIJOFF
con la partecipazione di Fulvio Liviabella (violino) e Roberto Mazzoni (viola)

GIOVEDì 22 e 29 settembre, 6 e 13 ottobre - ore 19.30


Nel 1722 Johann Sebastian Bach completava a Köhten il Wohltemperierte Clavir, in italiano il Clavicembalo ben temperato, definito nell'Ottocento dal pianista e direttore Hans von Bulow l'Antico Testamento della musica pianistica (affiancato alle 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven che ne costituivano il Nuovo Testamento).
Questa raccolta di ventiquattro Preludi e Fughe in tutte la tonalità rappresenta indubbiamente le fondamenta della tradizione musicale europea come si è sviluppata dal Classicismo ad oggi. Lo esprime perfettamente Piero Buscaroli quando afferma che “Qui tutto comincia, la tematica e l'armonia del classicismo viennese, e delle età che seguono. La tecnica stessa e la storia del pianoforte non sarebbero state quelle che furono, se i suoi fondatori, da Clementi che ne possedette un manoscritto illustre, a Beethoven, che lo suonava al barone Van Swieten, a Mendelssohn, che lo suonava a Goethe e a Rossini, da Schumann a Chopin a Brahms, che lo suonavano per sé stessi e gli allievi, a Liszt, che continuò a suonarlo per Wagner fino al giorno innanzi la morte, fino ai Busoni, ai Fischer, ai Gieseking, ai Richter, non fossero stati devoti instancabili adepti del Wohltemperierte Clavir”.
Nei trecento anni della comparsa di quest'opera così fondamentale dal punto di vista della storia della musica e così ricca dal punto di vista espressivo, proporne una versione integrale (che supera le due ore di musica) che rispetti i riti classici del concerto è forse anacronistico, e risulterebbe fruibile ed accattivante solo per un gruppo di ascoltatori appassionati ed interessati.
La strada scelta, più accattivante per un pubblico più ampio e più in sintonia con uno spazio che vuole essere anche socialità, prevede quattro appuntamenti tra i quali suddividere i ventiquattro dittici, affiancandoli a brani significativi che abbiano come tonalità di impianto una delle tonalità toccate nella serata e che servano da esempio dell'eredità lasciata dal capolavoro bachiano. Il tutto in forma dialogata e narrante, in modo che l'esecutore (non necessariamente da solo ma anche affiancato da qualche ospite) illustri i brani di Bach e la composizione scelta in abbinamento (e completamento) ad essi.
Questo piccolo ciclo permette di fruire, in momenti diversi in modo da non correre il rischio sempre presente della sovraesposizione, dell'intero Clavicembalo ben temperato, aprendo nel contempo anche delle prospettive interessanti e dei ponti tra diverse epoche e offrendo appuntamenti di durata non eccessiva.


PROGRAMMA

GIOVEDì 22 SETTEMBRE ore 19.00 | Primo appuntamento (con Fulvio Liviabella, violino)
6 Preludi e Fughe: Do maggiore – Re minore (1 – 6)
R. Schumann, Sonata per violino e pianoforte op. 121 (tonalità: Re minore)

GIOVEDì 29 SETTEMBRE ore 19.30 | Secondo appuntamento (con Roberto Mazzoni, viola)
6 Preludi e Fughe: Mi bemolle maggiore – Fa minore (7 – 12)
J. Brahms, Sonata per viola e pianoforte op. 120 n. 1 (tonalità: Fa minore)

GIOVEDì 6 OTTORBE ore 19.30 | Terzo appuntamento
6 Preludi e Fughe: Fa diesis maggiore – Sol diesis minore (13 – 18)
L. van Beethoven, Sonata per pianoforte op. 110 (tonalità: La bemolle maggiore)

GIOVEDì 13 OTTORBE ore 19.30 | Quarto appuntamento
6 Preludi e Fughe: La maggiore – Si minore (19 – 24)

I tre brani affiancati ai Preludi e Fuga nei primi tre appuntamenti sono ottimi esempi degli influssi della musica di Bach nel secolo successivo. La seconda Sonata di Schumann per violino e pianoforte si caratterizza per una fitta scrittura polifonica, e cita un corale nel terzo movimento; la prima Sonata di Brahms per viola e pianoforte cela sotto la sua “semplice” discorsività una coerenza compositiva stupefacente, ed è un esempio sublime dell'artigianato brahmsiano, che trova il suo modello in Bach; l'op. 110 di Beethoven, infine, perfetto esempio dell'ultimo stile del compositore di Bonn, si conclude con una fuga.
Per quanto riguarda l'ultimo incontro, è superfluo aggiungere altra musica dopo la Fuga conclusiva in si minore: nella sua sublime concentrazione e lunghezza, oltre a chiudere un'epoca e a spalancare la via verso il futuro, essa chiede solo di essere accolta dal silenzio. Potrebbe essere questo invece il momento per un confronto con gli ascoltatori dopo la conclusione del ciclo, e per la condivisione dell'esperienza.